Gianpaolo-Pelucchetti
Ci sono storie che iniziano molto prima di noi, anche se lo capiamo solo con il tempo.
Nel mio caso, la fotografia era già presente: mio nonno era fotografo durante la Prima Guerra Mondiale. Un dettaglio che ho sempre conosciuto, ma che ha trovato un senso reale solo anni dopo, quando ho iniziato a guardare il mondo attraverso un obiettivo.
Il punto di svolta è arrivato durante un viaggio a Cuba. Non è stata una questione tecnica, ma di sguardo: ho capito che la fotografia non è semplicemente creare immagini, ma dare valore a ciò che accade, fermare qualcosa che altrimenti andrebbe perso.
Da quel momento ho iniziato a esplorare il linguaggio fotografico con maggiore consapevolezza. Ma è stata la nascita di mia figlia, nel 2009, a segnare una direzione più precisa. Attraverso di lei ho scoperto il valore dei ricordi quotidiani, di quei momenti apparentemente semplici che, con il passare degli anni, assumono un significato sempre più profondo. È stato un cambiamento che ha influenzato il mio modo di fotografare e che, nel tempo, mi ha portato a specializzarmi nella fotografia di matrimonio e di famiglia.
Due ambiti che condividono la stessa responsabilità: raccontare relazioni, emozioni e passaggi di vita che meritano di essere custoditi.
Il mio approccio è semplice solo in apparenza. Non costruisco scene, non cerco la perfezione formale. Lavoro perché le persone possano essere se stesse, lasciando spazio a ciò che succede davvero: uno sguardo, un gesto spontaneo, un’emozione autentica.
Nel matrimonio questo significa esserci senza invadere, osservare con discrezione e raccontare la giornata per quello che è realmente. Nella fotografia di famiglia vuol dire creare un contesto in cui le persone possano vivere il momento senza sentirsi costantemente davanti a una macchina fotografica.
Con il tempo ho capito che il mio lavoro non si ferma allo scatto. La mia è una vera e propria missione: costruire ricordi e fare in modo che possano essere rivissuti nel tempo.
Per questo credo profondamente nella stampa fotografica. Un’immagine prende davvero valore quando esce dallo schermo e diventa qualcosa di concreto. Solo allora smette di essere un file e diventa presenza: qualcosa che si può tenere tra le mani, sfogliare, condividere e tramandare.
È in quel momento che la fotografia completa il suo percorso. Quando torna nelle case delle persone e diventa parte della loro storia, accompagnandole negli anni.
Perché fotografare, per me, non significa solo conservare un momento.
Significa permettergli di continuare a vivere.
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