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OGGI VI PRESENTIAMO WALTER MORETTI SPECIALIZZATO IN FOTOGIORNALISMO APPLICATO AL WEDDING

Sono sincero, fare fotografia di matrimonio non è mai stato il mio sogno in ambito lavorativo. La mia passione per la fotografia è nata all’età di 11 anni e, a parte un primo periodo di ovvia sperimentazione su ogni genere di foto, dopo qualche anno, in occasione di una mostra di Henri Cartier-Bresson che vidi a Firenze (forse avevo 16 anni), decisi che il mio genere sarebbe stato il reportage. Da quel momento non ho fatto altro che comprare libri di autori appartenenti a quel genere e scattare foto di quel genere. Per me, fare fotografie vuol dire catturare delle porzioni spazio-temporali nel divenire continuo della realtà di fronte all’obiettivo. Ho sempre considerato costruire un’immagine qualcosa che cadeva fuori dalla maniera migliore di essere della fotografia; dalla sua dimensione ontologica (che in filosofia significa “discorso sull’essere”, quindi logica dell’essere in sé di qualunque ente, compresa la fotografia).

Per questo, quando iniziai a fare fotografie per mestiere (1997), guardavo alla fotografia di matrimonio come a un genere che non mi apparteneva. Erano anni in cui la maggior parte delle fotografie che si vedevano e vedevo erano costruite, coi soggetti in posa, spesso stereotipate. Eppure, dovendo mandare avanti uno studio fotografico dove lavorava anche mia sorella, dovetti accettare l’idea di dedicarmi anche a quel genere di servizi. Sin dall’inizio, però, cercai di “deviare” sempre più verso la direzione a me più affine, anche perché il matrimonio è un evento che si presta ad essere raccontato “fotogiornalisticamente”, e poi perché sinceramente mi è difficile fare qualcosa in cui non credo. All’inizio però non è stato facile, perché i clienti stessi si aspettavano che io dicessi loro cosa dovevano fare, come si dovevano mettere (anche parte dell’attrezzatura che usavo, cioè il medio formato analogico, non aiutava certo a scattare immagini rubate…) e di matrimoni ne facevo ben pochi. Tuttavia, strada facendo, cercavo di indirizzare sempre più quel tipo di servizio verso la direzione che volevo io. Mi ricordo che già qualche anno dopo (primi anni 2000, non ricordo esattamente l’anno ma non è importante), consegnai un matrimonio scattato interamente con rullini 135 bianco e nero e stampato da me su carta baritata 30×40 (la stampa analogica bianco e nero è stata un’altra mia grande passione a cui mi sono dedicato professionalmente fino a 3 anni fa).

Oggi posso dire, senza senso di frustrazione, di essere un fotografo di matrimonio. Le coppie che si rivolgono a me sanno benissimo quale genere di fotografia io propongo loro e credo mi scelgano proprio per quello (anche perché oggi il reportage è diventato – non certo grazie a me, s’intende – un genere molto diffuso in questo ambito, tanto da far nascere un portale internazionale dedicato esclusivamente al fotogiornalismo di matrimonio), ed io sento che sono chiamato a fare qualcosa che mi è sempre piaciuto fare: raccontare storie.

Anche per quanto riguarda la consegna dei prodotti stampati, ho sempre sentito l’esigenza di differenziarmi dalla massa, cercando soluzioni di stampa, di montaggio ed album un po’ più originali e affini al mio genere di fotografia. A questo scopo mi è stato davvero di grande aiuto conoscere la Fortwoline che, proprio per il suo essere una piccola realtà artigianale, mi permette di personalizzare io stesso e di far personalizzare anche agli sposi ogni singolo prodotto, scegliendo il disegno, i materiali e qualunque altra personalizzazione.

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